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Dalla frammentazione sociale alla partecipazione democratica: il caso della Street Factory Eclettica di Caltanissetta


di Andrea Salvatore Alcamisi


Un buon progetto urbanistico deve ridurre le distanze fisiche e sociali tra gli abitanti, facilitando l’accesso ai beni e ai servizi o riprogrammando la cultura e la storia di un quartiere o diversificandone le funzioni. Inoltre, esso non deve tralasciare l’energia popolare degli abitanti in questa imponente ristrutturazione geografica ed umana, affinché l’immaginazione civica esca fuori dalla dimensione della proposta e assuma un ruolo di responsabilità. Una città contemporanea deve saper garantire e quindi concretizzare un modello nuovo di socialità e di aggregazione: una città a dimensione umana, produttiva, diversificata nelle funzioni e soprattutto prossima ai bisogni dei suoi abitanti.

La partecipazione è una questione di pianificazione condivisa

Le politiche pubbliche, allora, risulteranno cruciali nella promozione di uno sviluppo locale integrale, cioè non esclusivamente ragionato sotto una prospettiva di produzione e di capitalizzazione di risorse, allorché i saperi e le tecniche umani incominceranno ad avviare processi di rigenerazione, anziché occupare meramente gli spazi pubblici, svuotandoli della straordinaria forza aggregatrice che dispongono. Spetta, appunto, all’arte urbanistica dispiegare un campo di applicazione che connetta le politiche urbane e le persone che abitano gli spazi e dove vi coltivano relazioni, interessi e valori. Se l’urbanistica ordina il cambiamento attraverso la geometria, la politica favorisce quest’ultimo attraverso la pianificazione condivisa. Infatti, non è possibile esprimere alcuna nozione di sviluppo senza aver intavolato prima un ragionamento che coordini e metta in ordine di priorità le idee funzionali ad indirizzare una seria cucitura del tessuto sociale all’interno di uno spazio fisico. Fondamentali, dunque, risultano gli strumenti di regolazione dei processi urbani connessi al miglioramento della qualità di vita, alla cura della frammentazione sociale e alla sostenibilità ambientale. Il dialogo e la contaminazione sono le coordinate culturali imprescindibili per rafforzare l’azione delle politiche urbane, tali che, da un lato, un’istituzione pubblica, come può essere un ente locale, e i portatori di interesse, come possono essere i comitati di quartieri, i cartelli sociali e le reti di cittadini, cooperino insieme per migliorare la vivibilità di un luogo; e dall’altro lato,  gli strumenti di pianificazione non si trasformino in vuoti contenitori imposti dalle pratiche quotidiane di burocrazia, ma diventino, invece, una rete di connessioni e di spunti dove un approccio interdisciplinare alle questioni contemporanee abitui, come diceva il filosofo Blaise Pascal, a pensare bene, e cioè a pensare in maniera complessa, a non superficializzare l’analisi e le valutazioni, ad entrare nel merito dei problemi con dignità e con sobrietà. Dunque, non sono soltanto i grandi finanziamenti utili a rimpolpare la solitudine e i luoghi del disagio dei nostri tempi, ma, soprattutto, occorre, in via prioritaria, un pensiero politico che includa le competenze tecniche e la creatività popolare, che, mentre pianifica il presente, sogna il futuro e, laddove imperversano la sofferenza e il dolore, coinvolge e responsabilizza il protagonismo sociale. Così, si promuove la partecipazione e altrettanto si rafforza la democrazia.

Il caso di Eclettica: una fucina di socialità

La città di Caltanissetta sta attraversando, a partire dagli anni Dieci del Duemila, una condizione di sottosviluppo generale. Le classifiche nazionali collocano il suo territorio fra le aree urbane più arretrate del Paese, ove la regressione della qualità della vita sta causando un progressivo depotenziamento del capitale sociale. Un siffatto contesto spinge all’emigrazione, soprattutto di origine giovanile, all’emarginazione sociale, alla stagnazione economica e all’impossibilità di affermazione delle inclinazioni personali. Di certo, le forze politiche locali sono state sino ad ora poco lungimiranti nella lettura delle esigenze della società nissena, contribuendo a costruire una città delle distanze. Tra le persone, le istituzioni pubbliche e la politica, tra le medesime persone, tra i luoghi e le persone. Tuttavia, le difficoltà quotidiane non hanno del tutto arrestato la capacità di organizzazione dei cittadini, i quali, in alcuni casi, hanno provveduto a colmare la domanda di servizi alla persona efficienti. Illustriamo, in tal senso, il caso della Street Factory EcletticaIn virtù di un bando promosso dalla Farm Cultural Park di Favara nel 2015, intitolato Boom – Polmoni Urbani, quattro giovani di Caltanissetta hanno ottenuto un finanziamento per rigenerare un’area di tremila metri quadrati, sulla quale ricadeva una pista di pattinaggio di proprietà comunale ed in stato di abbandono da ormai quindici anni. Il progetto mirava non soltanto al ripristino di un impianto sportivo comunale e dei connessi servizi, ma anche all’attivazione di un punto di aggregazione giovanile flessibile e innovativo, di cui se ne avvertiva la necessità. Oggi, Eclettica è una fucina di socialità diffusa: coinvolge, aggrega, diverte e cura, offrendo non soltanto i corsi di attività sportive urbane, riconosciute dal C.O.N.I., come il roller skate, ma anche altre proposte culturali, sempre allestite nei propri locali, come i tornei di Risiko e gli spettacoli di stand-up comedy. 

La cura e le persone

Ci soffermiamo proprio sul concetto di cura per affermare la bontà della nostra tesi, secondo la quale la macchina pubblica non può pensare un piano di innovazione sociale concreta, escludendo le esperienze di vita delle persone. La cura, infatti, si realizza ogniqualvolta che una distanza fisica e relazionale è contratta per lasciare spazio alla prossimità, introducendo l’importante tema della partecipazione. L’inclusione delle persone nei processi rigenerativi potrà apparire un’operazione ovvia, ma non sempre le politiche pubbliche sono state così attente nell’avviamento dei processi di aggregazione e di contestuale responsabilizzazione delle comunità interessate dai progetti di rinnovamento urbano, riducendo così il loro intervento ad un formale rimaneggiamento architettonico. Un fatto è certo: la forte energia creativa di Eclettica, invece, ha modificato la percezione che i cittadini avevano maturato nei confronti di spazi reputati inservibili. Questa prospettiva fa emergere come il tema della riqualificazione ambientale di uno spazio degradato, mediante un ripensamento delle politiche pubbliche, sproni un gruppo di persone ad appropriarsi di un pezzo della propria storia urbana, a trasformarlo, a inventarlo. Per tale motivo, anche le geometrie umane devono trovare pari misura di realizzazione, proprio per un concetto di investimento sociale, dal quale discende la volontà personale che è possibile mutare i punti di vista e progredire le condizioni di vita di partenza, dando valore a ciò che si reputa vitale per affermare le proprie capacità di sviluppo. Se un pensiero politico concepisse ciò come il passo decisivo per garantire un’effettiva partecipazione dell’iniziativa popolare alle occasioni di sviluppo, non esclusivamente misurate nei termini di una spasmodica capitalizzazione dei profitti, esso avvierebbe una ragionevole resistenza contro la crisi della rappresentanza politica. Perciò, il caso di Eclettica rappresenta, a nostro giudizio, un esempio di buona pratica funzionante e ripetibile in qualsivoglia contesto umano dove stia a cuore curare la frammentazione delle relazioni, promuovendo lo sviluppo della persona, in un ambiente sano, accogliente e dialettico.

 

 

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